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12 Marzo 2010
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LAVORO
Piazza Loggia piena di studenti, lavoratori e pensionati. Un serpentone lunghissimo che, partito da piazza Repubblica, si è ingrandito sempre più e si è unito con il corteo dei lavoratori Iveco e degli studenti in piazza Garibaldi.
Numeri molto grossi questa mattina a Brescia, forse addirittura inattesi, per lo sciopero generale della Cgil per un fisco giusto, per un lavoro dignitoso e per i diritti dei migranti. Nelle fabbriche le adesioni sono state alte, superiori al 60 percento, e significative sono state le astensioni dal lavoro anche nei settori della Funzione Pubblica e di altre categorie.
Diverse migliaia le persone in corteo, dietro lo striscione della Camera del Lavoro. Che a sua volta era preceduto da quello della Rsu della Federal Mogul di Desenzano, dove i lavoratori e le lavoratrici sono in presidio giorno e notte da oramai sei mesi per difendere il diritto al lavoro. Loro non si rassegnano e in questo parlano a tutti i lavoratori e le lavoratrici. A quelli in cassa integrazione, a quelli delle aziende in crisi, a chi il lavoro precario l'ha perso, a quelli che il lavoro ce l'hanno ancora ma hanno stipendi sempre più bassi.
Con loro anche gli studenti, in solidarietà con i lavoratori perchè le sorti sono simili, ma anche in difesa di una scuola pubblica che sempre più è sotto attacco. Un cartello spiega che «grazie a un decreto interpretativo il figlio di Bossi è stato ammesso ad Harvard» mentre uno striscione ricorda che «l'evasione è un furto». Già, anche ieri è stato ricordato: a pagare le tasse, in Italia, sono perlopiù lavoratori e pensionati. Per molti altri ci sono invece i condoni o lo scudo fiscale.
E se non si parte da qui, da quella che è una questione di giustizia, è difficile immaginare un futuro migliore e una uscita buona dalla crisi ancora in corso. Tra i temi anche l'ultimo attacco ai diritti, all'arbitrato che vorrebbe impedire a lavoratori e lavoratrici di avere giustizia, al Governo che utilizza la crisi per attaccare i diritti, a Cisl e Uil che (anche ieri) si prestano a questo gioco e continuano a sottoscrivere intese separate.
«Che cosa hanno ottenuto Cisl e Uil in due anni di firme separate? - chiede Damiano Galletti, neo segretario della Camera del Lavoro bresciana -. In questi due anni durante i quali hanno cercato di mettere all'angolo la Cgil, sono migliorate o peggiorate le condizioni di lavoratori e pensionati?».
Una domanda retorica, che merita però una risposta. Le migliaia di uomini e donne che ieri hanno affollato piazza Loggia un'idea già ce l'hanno.
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10 Marzo 2010
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SOCIETA'
Il punto non è «quanto», ma «perché». E la risposta a questa domanda, il più delle volte, manca all'appello. Anzi, ad essere precisi, «c'è solo per il 5% delle cifre sostenute». Con una conferenza stampa il Partito democratico mette al centro del dibattito le spese sostenute dalla Giunta Paroli con le undici carte di credito comunali assegnate a sindaco e assessori.
Il periodo di riferimento va dal luglio 2008 al dicembre 2009, diciotto mesi in cui - stando ai dati forniti al Pd dagli uffici competenti - Paroli e la sua squadra avrebbero speso 49.452,65 euro. Quasi tutti per pranzi e cene di rappresentanza.
«Dalla Loggia risposte evasive»
Tutto nasce da un'istruttoria interna attivata dal «Collegio dei revisori dei conti», cui fanno seguito due interrogazioni presentate dai consiglieri del Pd in Consiglio comunale: la prima, riguardante i costi delle «missioni» (ossia i rimborsi per viaggi e soggiorni programmati e autorizzati dal sindaco), in gennaio; la seconda, per le cosiddette «spese di rappresentanza» (disciplinate da un'apposita delibera di Giunta), in febbraio.
«Di fronte alle nostre richieste - sostengono Emilio Del Bono, Federico Manzoni, Fabio Capra, Luigi Gaffurini, Valter Muchetti, Aldo Rebecchi, Alberto Martinuz, Giorgio De Martin - il sindaco ha risposto in modo evasivo». In particolare nella replica scritta che il primo cittadino ha fornito il 25 febbraio scorso.
Nella stessa si legge: «Il Comune ha stabilito le modalità per l'utilizzo della carta di credito, mentre non si procede ad alcun controllo di merito sulle spese medesime, in quanto si prevede che il titolare sia personalmente responsabile secondo le regole generali».
«Manca la documentazione»
Ma il problema, secondo il Pd, sta proprio nel rispetto del regolamento, lo stesso in cui si prevede che insieme allo scontrino fiscale per ogni operazione sia allegata la «giustificazione della spesa sostenuta». Una giustificazione «presente solo per il 5% dei casi» incalzano i democratici, che aggiungono: «Non solo manca la documentazione, ma in alcune circostanze la carta di credito è stata utilizzata in modo improprio, ossia per le pause dai lavori del Consiglio comunale».
La normativa esclude infatti «l'utilizzo del fondo durante gli appuntamenti amministrativi interni». «Siamo di fronte ad un atteggiamento che non si dimostra coerente né con le disposizioni interne né con quelle della Corte dei conti - puntualizza il capogruppo, Emilio Del Bono - Ora non sta a noi proseguire con ulteriori indagini, sarà la stessa Corte dei conti a fare chiarezza. Intanto, però, attendiamo una risposta chiara dalla Giunta».
Infine, precisa: «Questa non vuol essere una conferenza stampa politica, perché il compito di un'opposizione operosa è anche e soprattutto quello di richiamare ad un utilizzo corretto e rispettoso delle risorse pubbliche. Un bene collettivo che, se e quando utilizzato, deve essere ben giustificato»
Le spese di ogni assessore
Dai dati diffusi durante l'incontro si evince che le maggiori spese per pranzi e cene «di rappresentanza» sono riferite agli assessori alla Mobilità, Nicola Orto, e alla Famiglia, Giorgio Maione: i «tracciati» delle loro carte di credito comunali nei 18 mesi considerati parlano rispettivamente di 8.482,84 euro e 8.793,64 euro. A seguire, il sindaco Paroli (6.865,50 euro) e gli assessori alla Cultura, Andrea Arcai (5.564,81 euro); alla Sicurezza, Fabio Rolfi (4.969,82 euro); all'Urbanistica, Paola Vilardi (4.502,81 euro); al Bilancio, Fausto Di Mezza (3.252,43 euro). Seguono ancor più in basso nella scala dell'utilizzo della loro carta comunale Maurizio Margaroli (2.948 euro); ai Lavori pubblici, Mario Labolani (2.821,50 euro); ai Tempi, Claudia Taurisano (1.251,30 euro).
E in questa classifica c'è anche chi, come l'assessore alla Casa, Massimo Bianchini, non ha mai usato la carta di credito comunale se non per sbaglio. Ma i 22euro - i soli da lui utilizzati in 18 mesi - sono stati restituiti.
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08 Marzo 2010
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SOCIETA'
Auguri a tutte le donne , che siano mamme,nonne,sorelle,operaie,casalinghe o pensionate un augurio di cuore al motore trainante del nostro mondo .
Nere,bianche, cristiane,mussulmane donne di tutto il mondo
Sempre in prima linea in famiglia e al lavoro una festa non puo bastare a renderle omaggio , tutti i giorni dovrebbero essere come l'8 marzo
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06 Marzo 2010
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ambiente
Curioso quello che sta accadendo nella Bassa, tra Azzano e Leno. Terreno di conquista della Esselunga dell'85enne Bernardo Caprotti. La società di costruzioni Bregoli spa, che aveva portato avanti fino all'altro ieri il progetto di un centro commerciale a Leno (360mila metri quadri) ha fatto un passo indietro. Motivazione ufficiale: difficile momento di congiuntura economica. Vero. Ma c'è un'altra motivazione che nessuno vuol dire: l'Arpa ha bocciato il progetto perchè è a un tiro di schioppo dalla Finchimica, l'azienda di Manerbio che in caso di incidente provocherebbe benefici aerosol per migliaia di persone. Cento progettisti e amministratori avevano fatto i conti senza l'oste.
Ma non è tutto. Le vocine amiche che sono molto amiche dei nostri amministratori provinciali, mi dicono che la Lega Nord stia lavorando per spostare a Leno il polo logistico che Safer spa aveva progettato ad Azzano Mella. Almeno a cascina Aquila di Leno c'è l'autostrada A21. E se proprio qualcuno lo volesse (lo chiede l'Europa) ci sarebbe anche la ferrovia per trasportarci le merci. La stazione dei treni sarebbe da attrezzare, s'intende. Magari con un interporto ferroviario di cui questa provincia ha maledettamente bisogno ma che la politica non ritiene prioritario. Preferisce fare decine di rotonde (molte necessarie, alcune completamente inutili e anzi dannose al traffico, di certo tutte molto costose) e strade. E bretelle. "Almeno qui le facciamo e non rubiamo i soldi come al sud" dicono gli amici al bar. Vero. E il buon Mauro Parolini, assessore provinciale ai Lavori Pubblici, forte di questo efficentismo, se ne andrà dritto dritto in Regione. Sicuro.
Spero davvero che il polo ad Azzano non si faccia più. Perché era una follia farlo in un posto dove non c’è autostrada e ferrovia, perché è una speculazione bella e buona su cui dovrebbe indagare la procura (PERCHE’ NESSUNO HA PRESENTATO UN ESPOSTO SEGNALANDO DI CHI SONO I TERRENI SU CUI SORGEREBBE????). Ma non posso non fare una considerazione amara: la Provincia a fine 2008 quando inizia l’iter (presidente il mite Alberto Cavalli) non poteva congelarlo subito? Bastava che qualcuno di peso prendesse il telefono e dicesse agli amministratori di Azzano di non fare cazzate. E invece no. Il risultato? Ricorsi al Tar dei comuni limitrofi, commissioni provinciali, consigli comunali fiume, orde di tecnici ben pagati (con soldi pubblici) a sostenere il progetto. Insomma: questa sbagliata e miope assenza di programmazione è stata pagata ancora dai cittadini contribuenti.
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02 Marzo 2010
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LAVORO
CRISI E OCCUPAZIONE. I dati dell'assessorato provinciale al Lavoro confermano gli effetti della crisi anche a Brescia
Quasi 11 mila «avviati» in meno e 7.732 «cessati» in più del 2008 E gli addetti collocati in mobilità sono saliti da 3.548 a 6.579
IL PRIMO dato che richiama l'attenzione è quello relativo alle persone avviate al lavoro l'anno scorso: complessivamente 111.258 (considerate le varie tipologie di contratto possibile), ma quasi 11 mila (10.649 per l'esattezza) in meno nel confronto con il 2008. Subito dopo a spiccare è il totale delle cessazioni che, nell'esercizio chiuso il 31 dicembre scorso, è stato pari a 121.647, il che significa 7.732 in più rispetto a dodici mesi prima. Di conseguenza il saldo 2009 è risultato in negativo per quasi diecimila unità, mentre l'anno prima - nonostante i primi effetti della difficile congiuntura - era ancora in positivo. Una situazione particolarmente pesante - il trend sembra addirittura peggiorare nei primi due mesi del 2010 - che, in particolare, ha colpito le donne: quasi seimila in più sono rimaste senza un'occupazione da un anno con l'altro. Ma il 2009 è stato caratterizzato anche da un'autentica impennata degli addetti finiti in mobilità: 6.579, cioè quasi il doppio nel raffronto con i 3.548 del 2008.
LA CRISI, oltre a incidere anche sulla durata dei contratti (oltre 58 mila le comunicazioni di avviamento con accordo a termine nel 2009) non ha fatto distinzioni. Ha colpito sia gli italiani, che gli extracomunitari: basta ricordare i quasi 16 mila stranieri che risultano iscritti nei Centri per l'impiego della Provincia sparsi sul territorio. Un'incidenza significativa su un totale di oltre 55 mila (la maggior parte, quasi 30 mila, sono donne), considerati anche i 35.604 inseriti nelle liste per la prima volta l'anno scorso. In questo caso va ricordato che le statistiche comprendono, oltre ai disoccupati, anche gli occupati con formule che prevedono un orario inferiore a un limite minimo settimanale. Un quadro con parecchie nubi, dunque - anche se conferma la dinamicità del mercato del lavoro nel Bresciano - osservato con preoccupazione dall'assessore provinciale alle Attività Produttive e al lavoro, Giorgio Bontempi, che tuttavia vede anche un elemento di forza del territorio. «Nonostante la crisi - sottolinea - Brescia sta resistendo grazie agli imprenditori della piccola e media impresa, impegnati a mantenere l'occupazione nonostante fatturati che, in alcuni casi, sono diminuiti anche del 70%». Dall'assessore anche un appello alle banche: «Dovrebbero facilitare e migliorare l'accesso al credito, per questo mi appello al loro senso civico e sociale».
