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L’Italia sale al 2° posto in Europa, preceduta solo dalla Germania, nella classifica dei produttori di energia solare, con produzione pari a un “GigaWatt” di potenza. Gli impianti certificati in funzione sono più di 70.000 e forniscono energia a un milione e duecentomila persone. Dunque, in pochissimo tempo e nonostante grandi rallentamenti prodotti da intralci burocratici e da un ministro nuclearista Scaiola (vedi anche puntata di PresaDiretta)che vede in pericolo la costruzione di centrali nucleari se il fotovoltaico soddisfa la domanda di elettricità, siamo arrivati alla autosufficienza energetica per oltre un milione di persone.

Figuriamoci che tipo di accelerazione ci sarebbe in materia di indipendenza energetica se la regione Sardegna, dove mi trovo, che ha un milione e seicentomila abitanti, con un sistema industriale in crisi, reso precario dagli umori e dalle convenienze di multinazionali straniere, trasformasse le due zone industriali, quella al nord di Porto Torres, e quella a sud-ovest di Porto Vesme, in due poli di produzione di pannelli fotovoltaici, i più moderni ed efficienti e oggi anche meno costosi, con l’obiettivo dichiarato di rendere la Sardegna una isola verde, totalmente indipendente dal petrolio. Non ci sarebbe modo migliore per allontanare ogni ipotesi su una possibile centrale nucleare a Oristano o, peggio, su un eventuale deposito di scorie radioattive in una zona già sotto servitù militare. Sarebbe bellissimo veder partire un progetto del genere, coinvolgere le università di ingegneria di Sassari e Cagliari con ricche borse di studio per chi si specializza nel fotovoltaico, in sinergia con una struttura produttiva da riconvertire, ma che già possiede professionalità e maestranze con esperienza industriale. Quell’inutile evento del G8, spostato da La Maddalena a L’Aquila, ci è costato 500 milioni di euro di denaro pubblico, lasciando nell’isola manufatti incompiuti che nessuno vuole gestire. Ma quanto ci costa il partito del “fare” e del “buon governo”? Vuoi vedere che se ci fosse un progetto serio per l’autosufficienza energetica della regione Sardegna, per venire incontro ai tanti disoccupati, per una isola verde con il fotovoltaico diffuso sul territorio, senza concentrazioni in grandi centrali, e che farebbe decadere anche la costosissima metanizzazione con gas proveniente dalla Algeria, i nostri ottimi governanti piangerebbero miseria, non tirerebbero fuori un euro, e parlerebbero di sognatori e di illusi??

Oggi, di fronte alla possibilità reale, semplice e pulita, di moltiplicare per 50 il fotovoltaico esistente, equamente su tutto il nostro territorio e diventare così autosufficienti, ecco dei mascalzoni che se ne fregano delle nostre paure e della nostra salute, che con arroganza vogliono imporre la scelta nucleare contro la volontà del popolo italiano che già votò un referendum che cancellava l’opzione nuclearista. Anche lo stabilimento industriale di Termini Imerese in Sicilia, che presto chiuderà, dovrebbe essere immediatamente convertito in fabbrica di pannelli fotovoltaici, per rendere autosufficiente energeticamente tutta la Sicilia, assorbendo tutti gli operai che saranno licenziati dalla Fiat, per fare del sole il petrolio siciliano. Con l’elettricità si cucina, ci si illumina, ci si scalda e ci si rinfresca, ci si sposta con un’auto elettrica, e per fare questo non si emette un solo grammo di Co2.

di: Paolo De Gregorio


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A2A energia in comune? Ma tientela la tua sporca energia se in cambio mi piazzi una centrale nucleare in Lombardia !

Ebbene Si, l'A2A società a scopo di lucro ora punta sul nucleare, non bastava che con l'inceneritore bloccasse la raccolta differenzia in tutta la città di Brescia, ora vuole il nucleare.

A2A vorrebbe costruire piccoli impianti nucleari con possibilità di alleanza con il gruppo «E.On»; si vorrebbe instaurare un secondo consorzio per il nucleare. Questa è l’idea sulla quale stanno lavorando le principali utility locali tra cui A2A (Brescia e Milano), Iride (Genova e Torino) e Hera (Bologna, Modena e Ravenna).

Dopo le prime voci soltanto Hera si è affrettata a smentire con un secco comunicato, secondo cui il gruppo «non è coinvolto in alcun progetto riguardante l’introduzione della produzione nucleare in Italia». Sempre stando alle indiscrezioni il progetto sarebbe peraltro limitato da due fattori importanti:

  • i costi degli impianti
  • la necessità di disporre di adeguata tecnologia.

Nel primo caso l’idea sarebbe quella di realizzare impianti di dimensioni ridotte rispetto a quelli del programma Enel-Edf, oltre a prevedere nel consorzio la presenza di soci finanziari. Sul piano tecnologico invece ci sarebbe un interessamento di E.On, i cui vertici hanno recentemente dichiarato di guardare con interesse al rilancio del nucleare sostenuto dal Governo italiano.

Giuliano Zuccoli (presidente del consiglio di gestione) afferma che A2A è pronta a sfidare l'Enel sul nucleare. Per Zuccoli occorre "una compagine che regga il confronto con Enel e Edf. Una soluzione alternativa deve stare in piedi da un punto di vista sia finanziario sia industriale. Nel primo caso - dice - ci vuole un soggetto forte, un operatore finanziario e quindi non necessariamente l'Eni. Andrebbero bene anche delle banche o dei fondi, in generale, degli investitori di lungo periodo. Per il secondo aspetto ci vogliono degli operatori elettrici e anche in questo caso non necessariamente l'Eni, che pure ha competenze innegabili.

Zuccoli afferma poi che in Lombardia si potrebbe costruire una centrale: "E' una regione che confina con un grande fiume e le condizioni tecniche per farla, in teoria, ci sarebbero".

Bene, avete letto? Ora tirate le conclusioni voi stessi; se prima vi lamentavate dell'inceneritore di Brescia domani, statene certi, avrete altro di cui lamentarvi...

Forse è il momento di dire BASTA.

http://www.bresciapoint.it


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