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Curioso quello che sta accadendo nella Bassa, tra Azzano e Leno. Terreno di conquista della Esselunga dell'85enne Bernardo Caprotti. La società di costruzioni Bregoli spa, che aveva portato avanti fino all'altro ieri il progetto di un centro commerciale a Leno (360mila metri quadri) ha fatto un passo indietro. Motivazione ufficiale: difficile momento di congiuntura economica. Vero. Ma c'è un'altra motivazione  che nessuno vuol dire: l'Arpa ha bocciato il progetto perchè è a un tiro di schioppo dalla Finchimica, l'azienda di Manerbio che in caso di incidente provocherebbe benefici aerosol per migliaia di persone. Cento progettisti e amministratori avevano fatto i conti senza l'oste. 
Ma non è tutto. Le vocine amiche che sono molto amiche dei nostri amministratori provinciali, mi dicono che la Lega Nord stia lavorando per spostare a Leno il polo logistico che Safer spa aveva progettato ad Azzano Mella. Almeno a cascina Aquila di Leno c'è l'autostrada A21. E se proprio qualcuno lo volesse (lo chiede l'Europa) ci sarebbe anche la ferrovia per trasportarci le merci. La stazione dei treni sarebbe da attrezzare, s'intende. Magari con un interporto ferroviario di cui questa provincia ha maledettamente bisogno ma che la politica non ritiene prioritario. Preferisce fare decine di rotonde (molte necessarie, alcune completamente inutili e anzi dannose al traffico, di certo tutte molto costose) e strade. E bretelle. "Almeno qui le facciamo e non rubiamo i soldi come al sud" dicono gli amici al bar. Vero. E il buon Mauro Parolini, assessore provinciale ai Lavori Pubblici, forte di questo efficentismo, se ne andrà dritto dritto in Regione. Sicuro.
Spero davvero che il polo ad Azzano non si faccia più. Perché era una follia farlo in un posto dove non c’è autostrada e ferrovia, perché è una speculazione bella e buona su cui dovrebbe indagare la procura (PERCHE’ NESSUNO HA PRESENTATO UN ESPOSTO SEGNALANDO DI CHI SONO I TERRENI SU CUI SORGEREBBE????). Ma non posso non fare una considerazione amara: la Provincia a fine 2008 quando inizia l’iter (presidente il mite Alberto Cavalli) non poteva congelarlo subito? Bastava che qualcuno di peso prendesse il telefono e dicesse agli amministratori di Azzano di non fare cazzate. E invece no. Il risultato? Ricorsi al Tar dei comuni limitrofi,  commissioni provinciali, consigli comunali fiume, orde di tecnici ben pagati (con soldi pubblici) a sostenere il progetto. Insomma: questa sbagliata e miope assenza di programmazione è stata pagata ancora dai cittadini contribuenti.

 

 

 

 

 

QUINZANO. I vigili: «Una parte del milione di litri di deiezioni suine è finita nell'Oglio»
Blitz di Polizia locale e Arpa: denunciati i titolari di un'azienda finita al centro di un programma tv dedicato alle
eccellenze agricole
Il fiume Oglio soffocato dai liquami suini. Succede spesso nella Bassa ma raramente si individuano i colpevoli. Ma l'altro ieri la Polizia locale di Quinzano ha colto in flagrante i responsabili di un maxi sversamento abusivo. Dopo l'intervento dell'Arpa è scattata la denuncia per i titolari di un'azienda del paese che, ironia della sorte, è finita sotto i riflettori di una nota trasmissione televisiva dedicata alle eccellenze agricole italiane.
IL COMANDANTE DEI VIGILI, Ermanno Seccadrelli, stima in quasi mille metri cubi, pari a un milione di litri, il quantitativo di reflui sversati in modo illegale. «Erano le 16 di mercoledì - racconta Seccadrelli - e in località Mezzullo abbiamo sorpreso alcune persone che svuotavano una vasca di liquami suini attraverso un tubo interrato in pvc collegato ad un secondo canale che poi termina in un fossato irriguo». Qui - stando ai vigili - un trattore con turbina spargeva i liquami sul terreno: buona parte è finita nel vicino fiume Oglio. Delle autorità contattate dai vigili, solo l'Arpa è intervenuta incaricando l' ufficiale di polizia giudiziaria Sabrina Piacentini di effettuare un sopralluogo. «Non si sono visti nè i rappresentanti del parco Oglio Nord né quelli della Provincia - conferma Seccardelli - che pure avevamo tempestivamente avvertito». Emblematica la giustificazione dei responsabili dello sversamento abusivo. «Hanno spiegato - afferma il comandante dei vigili - di avere un contratto annuale di smaltimento reflui per conto di un altro allevamento di Quinzano, il quale gestisce i terreni di una terza azienda».
Insomma, un intricato gioco di scatole cinesi che stavolta non è servito ad evitare la denuncia, anche se il rischio di prescrizione è dietro l'angolo per una Procura di Brescia oberata di lavoro e sotto organico. Sia chiaro: non è vietato spandere reflui sui terreni agricoli, ma bisogna rispettare le rigide regole dettate dal Pua, il piano utilizzo agronomico. La fertirrigazione P.GOR.

È emergenza per i crimini ambientali a Roccafranca, dopo l'ennesimo ritrovamento di materiali abbandonati nella campagna. Questa volta non più «solo» divani, frigoriferi o televisori abbandonati fuori dall'isola ecologica, non più gomme bruciate a quintali e scaricate in mezzo alla strada, o cumuli di immondizia lasciata nel parco dell'Oglio.
Ora l'incubo del territorio si chiama amianto. Un incubo di alcuni quintali, tanto è il materiale letteralmente scaraventato in un fosso in piena campagna a Ludriano. È accaduto poco fuori dal centro abitato lungo la via Cizzaga, dove il gesto di un irresponsabile si è trasformato in un doppio reato ambientale. Inquinamento di un'area agricola e dei corsi d'acqua.
Le lastre di coperture in fibrocemento sono state abbandonate proprio in un canale irriguo e in parte sulla riva del fosso. Il sospetto è che si tratti di qualche artigiano che, pur di evitare di spendere poche decine di euro per il conferimento autorizzato, ha pensato di cavarsela con questo gravissimo reato.
Il vicesindaco Marco Franzelli ha detto «di essere al corrente della vicenda di cui è stato incaricato l'ufficio tecnico, al fine di provvedere alla bonifica e di coinvolgere le autorità sanitarie».
Ieri, intanto per il terzo giorno consecutivo, le coperture giacevano in mezzo all'acqua.
Resta il fatto che a Roccafranca questa pratica è diventato un vero e proprio allarme, che rischia di trasformare questo Comune in uno dei più infamati dall'inquinamento.

 

 

Voglio parlare di alimentazione. Che cavolo c'entra con la politica, con un'associazione culturale? Ebbene, siamo ciò che mangiamo (oltre a quello che pensiamo e respiriamo) e quindi credo opportuno riportare poche indicazioni (che poi approfondirò) che do volentieri ai miei alunni a scuola. Indicazioni che diventano importanti alla luce del fatto che secondo l'atlante di mortalità dell'Asl di Brescia, proprio il nostro distretto sanitario 8 ha un'incidenza di tumori superiore alla media nazionale e provinciale (un primato di cui possono fregiarsi anche diverse altre zone della provincia). I motivi? Non si può certo dire che la colpa è solo del vino che trangugiano i nostri bassaioli. Credo sia da ricercare anche in un domino delicato di concause: inquinamento, alimentazione, cattive abitudini alimentari. Sembrerà una sciocchezza: ma se uno ha lavorato (o vive) vicino ad una acciaieria che ha emissioni inquinanti, fuma, beve, ha una alimentazionepoco corretta, ha più probabilità di ammalarsi. Così vale anche per quelli che vivono lungo una tangenziale dove passano 20mila macchine al giorno (ne abbiamo, a voi l'elenco) e si beccano un bell'aerosol di benzene e polveri sottilili ogni giorno. Aggiungiamo il fatto che la nostra falda ha  residui di pesticidi e nitrati (derivanti dalla fertirrigazione) indubbiamente a norma di legge, ma che contribuiscono al domino di cui parlavamo. L'aria che respiriamo è tra le peggiori del pianeta (in pianura non c'è vento che pulisce.....). Bel quadretto no?


Come se non bastasse, ogni giorno rischiamo di trangugiare cibi contenenti sostanze potenzialmente tossiche. Esempio da professore pedante: quando comprate cibi pronti, leggete negli ingredienti che non contengano conservanti che riportano sigle dalla E 210 alla E250: sono tutti molto tossici. Andate su siti specializzati in alimentazione se non ci credete. Vi faccio un piccolo ragionamento: se già viviamo in un posto inquinato, meglio non ingerire altri veleni. O no? Lo stesso vale per molti coloranti. Lo stesso vale per pesce proveniente dall'Oceano Indiano (lasciatelo dov'è!!! a partire dall'inquinatissimo pangasio). Lo stesso vale per quasi tutti gli insaccati contenti nitriti (E249, E250) che sono micidiali soprattutto per i bambini.  

Anche perchè, diciamocelo, anche la scelta di un alimento può essere politica. Esempio: ai nostri allevatori pagano una miseria il latte (0.33 euro al litro) mentre al supermercato il latte lo paghiamo anche 1.62 euro al litro. Certi yogurt ben oltre i 10 euro al chilo! Negli ingredienti poi, si scopre che il mitico Danone che fa tanto bene alla salute è fatto anche con latte ricostituito (la maggior parte importato dall'estero). Completiamo il sillogismo aristotelico: se compro prodotti fatti con latte in polvere (di dubbia qualità e provenienza) avvantaggio la grande distribuzione che compra latte all'estero e affama i nostri allevatori. Non dico di farsi lo yogurt in casa (anche se non ci vuole molto tempo) ma almeno leggere se il prodotto acquistato è fatto con latte ricostituito.... e se troviamo vaschette di gelato a due euro il chilo, panna, mozzarelle e formaggi a pochi centesimi, con che cosa credete siano fatti? Meglio davvero andare ad un distributore di latte alla spina (non mancano da Orzinuovi, a Dello). Ve lo consiglio. 

Mangiamo cibi locali, avantaggiamo la filiera corta. Certo. Viva il nostro orto, i polli e conigli del nonno. Ma attenzione. Assicuriamoci che non ci siano fonti di inquinamento sotto casa e nel raggio di poche centinania di metri. Purtroppo nella mia decennale esperienza di giornalista ho seguito casi di inquinamento che hanno contaminato cibi e alimenti.

esempio 1) Mi viene in mente il caso del latte al pcb conferito alla Centrale del latte di Brescia nel 2001 e nel 2007. Le percentuali erano a norma di legge (inferiori ai 6 picogrammi al litro di diossine e pcb) ma comunque preoccupanti. Il problema era semplice: le stalle dell'hinterland cittadino avevano (e hanno) terreni e quindi erba inquinata dalle emissioni di aziende, acciaierie e in piccola parte dall'inceneritore. La Centrale del Latte dice di avere cambiato stalle. Speriamo. Dice un'altra cosa importante: altri grandi marchi del latte (se lo raccolgono in zone inquinate) avranno di questi problemi. Ma nessuno lo sa perchè analisi magari non ne fanno. Aggiungiamo un altro particolare: dai campionamenti fatti dall'istituto zooprofilattico risultavano contaminate anche uova di galline e carne di vacca dell'istituto tecnico agrario Pastori (in zona Borgo Whurer). Del resto signori, le analisi in bianco fatte nel 1998 prima dell'ingresso in funzione dell'inceneritore di Brescia dimostrarono un inquinamento di fondo da pcb e diossine nei terreni di tutto l'hinterland: da Torbole Casaglia fino a Montirone.

esempio 2): ad Azzano Mella, lungo la sp IX Quinzanese, ci sono diverse serre di insalatine, la ditta è l'Euroverde. Possibile si possa coltivare insaltina con aerosol di benzene e altri inquinanti persistenti che escono dai tubi di scappamento delle nostre belle vetture lucide e grintose?

esempio 3) due anni fa scoppia il caso della Piombifera Bresciana di Maclodio: il Comune e la Procura scoprono inquinamento da piombo e pcb a macchia di Leopardo nei terreni circostanti. Ecco, proprio in quei terreni si coltivavano circa 100 piò di meloni. Per l'Asl non c'era problema: disse che erano ortaggi a scorza, a prova di contaminazione. Se la sono bevuta tutti. I terreni sono sempre quelli, i meloni li coltivano anche quest'anno. 

esempio 4): l'acqua della falda di mezza Valtrompia è inquinata da cromo. Ricordiamo che per decenni centinaia di aziende hanno cromato posate, utensili, armi ecc. inquinando impunemente il terreno. Erano anni in cui si parlava solo di lavoro. E si sta tornando a quegli anni. L'inquinamento? Chi se ne frega, l'importante è avere un lavoro, guadagnare, per comprare macchina nuova e nuovo cellulare. Chi se ne frega se poi ci ammaliamo di cancro a 10 20, 30, 40, 50 anni?

 

 

Il 2010 si apre sotto i migliori auspici per il parco sovracomunale della Macogna, un'oasi già ribattezzata scaccia-discariche perchè vincolerà in modo restrittivo le modalità di recupero delle cave dell'Ate 14. Ottanta dei 402 ettari del nascente spazio verde ricadono infatti nel bacino estrattivo. Il progetto naturalistico ha compiuto ieri mattina un deciso passo in avanti: gli amministratori di Travagliato, Berlingo, Cazzago e Rovato hanno sottoscritto la convenzione per la costituzione dell'ufficio comprensoriale chiamato a gestire il parco.

Un altro tassello nel complesso mosaico dove una sentenza del Tar ha inserito tre giorni fa un'altra tessera «pesante». Il tribunale amministrativo ha bocciato l'ampliamento dell'escavazione (rispetto al piano provinciale) deciso a tavolino dalla Regione per l'ate 14 e 9 su richiesta dei cavatori. Il pronunciamento giunge a poche settimane dalla presa di posizione della Provincia che ha imposto il recupero a fondo cava dell'Ate 14, che vuol dire:

niente ritombamento (come pretendeva la Regione), ovvero niente discarica.

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