| 15 Marzo 2010
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Nella Bassa da decenni stanno avvelenando fiumi, rogge, fossi. Solo recentemente mi sono occupato per la cronaca del Bresciaoggi dell'avvelenamento dell'Oglio a Quinzano (scarico di reflui zootecnici) e del fiume Strone tra Verolanuova e Pontevico. Ma scorrendo il mio archivio personale degli ultimi 10 anni sono davvero pochi i corsi d'acqua della Bassa risparmiati dall'incoscienza dei più. Tre le grandi cause: inquinamento industriale (aziende che scaricano direttamente nei fossi le loro schifezze), inquinamento agricolo (liquami suini e bovini) e civile (solo il 50% dei comuni ha un impianto di depurazione per le fogne, dove ci sono tanti residui di detersivi). Passano gli anni, ma le cose sembrano cambiare davvero poco rispetto al passato.
Le industrie - in questo periodo di crisi - chi le va a controllare? Quelle che ancora non sono chiuse sono viste come taumaturgici regni del lavoro e quindi godono di un'immunità speciale da parte delle istituzioni e enti preposti al controllo. Ecco allora che possono scaricare nello Strone impunemente, tanto chi le ferma? Dal'ultimo ritocchino alle 152/2006 prevede una sola multina (da 3mila a 30mila euro) per chi scarica veleni in acqua. Il reato penale è stato tolto (salvo che per inquinanti molto tossici, come arsenico o mercurio) ma di fatto è come se non fosse mai esistito, visto che andava di regola in prescrizione (siamo il paese della Prescrizione per tutto....). Se pulire vasche o smaltire rifiuti speciali costa oltre 50mila euro, cosa conviene di più? Scaricare nel fosso e rischiare una multina o pagare decine di migliaia di euro?
L'agricoltura è in crisi nera: con latte e mais sottopagati quale azienda ha i soldi per realizzare un impianto biogas con relativo strippaggio di azoto che abbatta l'inquinamento da nitrati? Nitrati che sono sempre più presenti nella falda superficiale, e che non fanno certo bene alla salute. Adesso con la direttiva nitrati della Ue (emessa nel 1991!!!!!!) che entrerà in vigore a fine anno come faranno i nostri allevatori? Saranno tutti fuori legge? E i comuni (ai quali spetta il controllo) daranno qualche multa? Quasi sicuramente arriverà un'altra proroga, questa volta di un anno.
Per realizzare gli impianti a biogas si dovrebbe iniziare da subito. C'è peò da dire una cosa. Farà male ma bisogna dirla. Agli inizi anni Novanta nella Bassa è scoppiato il boom degli allevamenti suini, mentre l'Emilia Romagna li rottamava. Non è che la regione rossa per eccellenza è stata più avveduta? Cioè, ha preferito che gli allevamenti si facessero a Brescia, poi il Parma Dop ci compra le cosce per pochi euro, fa un sacco di profitti e la cacca resta a noi. Il giochino è fatto. Non è da meno l'inquinamento da pesticidi che tra poche settimane i nostri maiscoltori inizieranno a spargere sui campi per prevenire la diabrotica (il seme conciato è ancora fuorilegge).
Anche gli scarichi civili fanno il loro tanto. Solo un comune su due nella Bassa è depurato (Pompiano scandalosamente non ha depuratore, ma ha una bella piazza...) e i depuratori tanto decantati non vegono realizzati (penso al megadigestore di Barbariga, di Torbole). Legambiente propone piccoli impianti di fitodepurazione. Le amministrazioni con qualche respiro ambientalista ci pensano su, poi non fanno nulla e rimettono la loro volontà all'Aato. E il tempo passa. E quintali di cacca ma soprattutto di fosfati e tensioattivi contenuti nei detersivi di mamma (per piatti, lavastoviglie e lavatrice) se ne vanno a soffocare quello che un tempo era il regno delle bose.
Forse tutti potremmo iniziare a fare qualcosa. Diminuire il più possibile l'uso di detersivi o cercare di utilizzare quelli biodegradabili al 100 percento. Ma di queste cose, ne frega qualcosa a qualcuno? Dovrebbe interessare invece. Anche l'inquinamento delle acque ha a che vedere indirettamente con l'aumento delle patologie neoplastiche che si registrano sempre di più nella Bassa.



















