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Ho avuto modo di leggere, recentemente, gli auspici dei cardinali, Angelo Bagnasco, e poi Tarcisio Bertone, per una nuova stagione di impegno politico dei cattolici.

 Il Quotidiano “Avvenire” ha accostato l’intervento del Segretario di Stato vaticano con una foto di repertorio relativa all’ultimo Meting, a Rimini, di Comunione e Liberazione; il Movimento ecclesiale che si è affermato, in Italia, attraverso la cultura della presenza, da sempre contrapposta alla cultura del confronto e del dialogo con tutte le componenti della società espressa attraverso il contributo propositivo dei Cattolici Democratici.

Quella significativa testimonianza, ideale e valoriale, che i Cattolici Democratici hanno saputo offrire all’intero Paese per alcuni decenni si è molto ridotta, soprattutto, con il venire meno delle contrapposizioni ideologiche, e le, conseguenti, varie forme di diaspora.


IL TUO TEAM POTREBBE CAMBIARE IL MONDO?

Posted by: teamwork

Tagged in: outdoor

18 Marzo 2010:una giornata di formazione esperienziale all’ Hotel Watttredici di Milano. Un 'occasione per ragionare insieme sul change management, necessario in questo difficile momento di crisi, segnato da cambiamenti rapidissimi e spesso imprevedibili. Naturalmente offerta da Genialmente e Teamworking.


http://www.teamworking.it/formazione-outdoor/formazione-manageriale-outdoor/seminario-esperienziale-su-change-manag.html


La democrazia secondo Vincenzo Paglia

Posted by: giorgio pollicino

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Negli ultimi due secoli la democrazia nel mondo è certamente cresciuta. E si può dire che è lo strumento che risponde in maniera più adeguata alla verità dell'uguaglianza di tutti i cittadini. La stessa Chiesa cattolica, che nel secolo xix si oppose alla "democrazia",  soprattutto  a  motivo  del carico  ideologico  attribuitole,  con Pio XII poteva finalmente affermare che è la forma statuale che meglio risponde alla dottrina sociale della Chiesa. Tuttavia occorre parlare con molta attenzione di ciò che costituisce il nucleo centrale del modello democratico. La democrazia dei moderni non coincide con il potere assoluto dei molti. Il potere assoluto dei molti non è meno pericoloso del potere assoluto dei pochi o di uno. In effetti, abbiamo assistito a regimi totalitari affermatisi attraverso l'esercizio del voto. In verità la questione di fondo è che la democrazia contemporanea è il regime politico del limite e della pluralità. Possiamo anche dire, con una formula che semplifica un po' troppo le cose, che la democrazia contemporanea è anzitutto un metodo prima che un contenuto. Non riguarda il chi o il cosa ma essenzialmente il come. Per questo non possiamo trasformarla in ideologia, in un sistema chiuso. È invece indispensabile coglierne i limiti come anche le potenzialità. Non può vivere unicamente della dialettica tra le diverse forze, necessita anche di contenuti offerti dai diversi soggetti della società i quali sono chiamati ad assumere tutte le loro responsabilità. Abbandonando la riflessione puramente teorica e guardando la società dei nostri giorni, dobbiamo dire che una società buona è pluriforme, non uniforme, políarchica, non monarchica, democratica, non autoritaria:  è, diremmo oggi, una società aperta, mai chiusa e, come amava dire don Luigi Sturzo, pervasa da "sano agonismo".  In questa società nessun ceto e nessuna singola istituzione è addetta  o arbitra del bene comune, che deve essere, invece, misura dell'operato di ciascun individuo e di ciascun  gruppo. La Chiesa stessa non può arrogarsi il compito della sintesi. Un grande studioso della democrazia, R. Dahl, preferisce parlare di poliarchia, cioè di una forma di democrazia nella quale, accanto alla divisione dei poteri costituzionali, e quindi al concetto del limite del potere come opposto al suo essere assoluto, abbiamo la divisione sociale dei poteri, e quindi il concetto della pluralità irriducibile delle funzioni e istituzioni sociali:  economiche, scientifiche, religiose e anche politiche. Per questo penso che il problema più grande per la democrazia contemporanea non sia l'impossibile obiettivo di democratizzare ogni potere sociale, uccidendo quindi il pluralismo dei poteri che non funzionano secondo il codice della politica, quanto quello di ricondurre la democrazia allo spazio proprio della politica, aumentandone le capacità di decidere e l'efficacia  dei  meccanismi di responsabilità. A questo proposito è bene sottolineare un importante sviluppo del magistero della Chiesa che non molti mi sembra abbiano colto con il dovuto rilievo. Benedetto XVI, con la Caritas in veritate (n. 57), fa entrare nel lessico del magistero sociale della Chiesa il termine "poliarchico" sia nell'ambito della riforma della governance globale, sia in quello della politica, sia in quello dell'economia. Il sistema dei poteri congeniale alla globalizzazione - afferma il Papa - va pensato e attuato in modo "sussidiario e poliarchico". Richiama uno dei princìpi che caratterizzano la dottrina sociale cattolica. Dare un valore positivo a un assetto sociale poliarchico equivale a sostenere che la vita sociale corre un grave rischio ogniqualvolta è posta sotto un solo potere, come avviene ad esempio nelle moderne teorie dello stato. La società pertanto non può riferirsi a un solo principio, richiede invece l'intervento di tutti i corpi che la compongono. Difendere le ragioni della poliarchia significa pertanto contrastare la tendenza del potere politico, o di quello economico, o di quello scientifico a farsi assoluto. E questo a tutti i livelli. La valorizzazione di un ordine sociale poliarchico è strettamente collegata all'affermazione del principio di sussidiarietà. Nella citata enciclica il Papa continua:  "Per non dar vita ad un pericoloso potere universale di tipo monocratico, il governo (la governance, come in altre versioni del testo, il sistema dei poteri, potremmo anche dire in italiano) deve essere di tipo sussidiario". Con tale riferimento alla poliarchia il Papa indica l'effetto combinato della "sussidiarietà orizzontale" (tra politica, economia, scienza, ecc.) e di quella "verticale" (dal vertice alla base delle istituzioni). Insomma, a parere del Papa, è necessario promuovere un ordine sociale poliarchico nel quale entrino - anche controllandosi e limitandosi reciprocamente - istituzioni, poteri e soggetti i più diversi, comprese le religioni che l'enciclica non manca di citare come nuovi attori sulla scena pubblica. In questa visione viene totalmente superata quella concezione di laicità che vede le istituzioni religiose relegate nel privato. Sullo sfondo appaiono due figure, quella di Tocqueville e quella di Rosmini, i quali proponevano appunto gli ingredienti fondamentali di questo discorso sul pluralismo, sui limiti della politica e del regime democratico. L'istanza di fondo è dunque quella della relativizzazione del potere politico e, innanzi tutto, del potere politico in forma di stato. L'enciclica di Benedetto XVI accoglie di fatto la relativizzazione del potere statuale provocato dalla globalizzazione (nn. 24; 37), sebbene non manchi di richiamare anche l'urgenza di promuovere governance larghe a misura anche planetaria. In ogni caso, quel che dobbiamo augurarci, sia sul piano locale che su quello universale, è una pluralità di istituzioni le quali tutte responsabilmente intervengano, all'interno delle regole istituzionali, al fine di costruire il bene comune dell'intera famiglia umana. Nella società umana il compito di operare per il bene comune non spetta solo alla politica, ma a tutte le istituzioni e componenti della società. In tal senso è da raccomandare una poliarchia ricca. Si potrebbe dire che, tanto più la società è poliarchica, tanto più è civile, appunto, come riconosce Benedetto XVI:  "Impegnarsi per il bene comune è prendersi cura, da una parte, e avvalersi, dall'altra, di quel complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale, che in tal modo prende forma di pólis, di città". Forse potremmo spingerci ancor più a fondo e chiederci se non convenga  pensare  a  una società fatta di  bene  comune  al  plurale e non al singolare, di beni comuni da concepirsi come ideali regolativi dei diversi mondi sociali dei quali si compone  la  moderna  società differenziata. La prospettiva aperta da questa suggestione consente di dire che il futuro delle città è in mano all'intera società, alla scuola e alle imprese, all'università e alla ricerca scientifica, alle associazioni e alle famiglie, ai gruppi professionali e alle comunità cristiane e anche - ovviamente - alle sue istituzioni politiche. Ma tutte queste realtà - ed è un serissimo problema - debbono orientarsi al bene comune. C'è bisogno di uomini e donne capaci di riflessione  profonda e di amore generoso. Sono questi gli uomini e le donne che renderanno le nostre città più vivibili, più belle, più ricche, più generose. E necessario porre molta più attenzione ai giovani. Si deve vincere, e presto, la tentazione della asocialità, dell'isolamento che subdolamente si è insinuato nelle nuove generazioni. C'è una grande responsabilità nell'accogliere e nell'aiutare la crescita delle nuove generazioni. È nelle loro mani gran parte del futuro della nostra società, delle nostre città.

 

 


Presidente Napolitano,la rispetto ma dissento

Posted by: giorgio pollicino

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Presidente Napolitano , il mio rispetto per lei e per l'istituzione che rappresenta è enorme è tale rimarrà ma mi permetta di dissentire sulla firma che ha dato l'ok al decreto del governo sul pasticcio elettorale Secondo me lei doveva smarcarsi dal aiutare questo governo presuntuoso e pasticcione , se ci sono delle regole vanno rispettate è se questo non è avvenuto ognuno doveva prendersi le proprie responsabilità .
Questo modo di risolvere la questione è assolutamente errato è conferma che la legge purtroppo non è uguale per tutti , inoltre le faccio un paio di  domande :
Se un cittadino qualunque si presentasse al voto senza tessera elettorale e senza documento d'identità avrebbe diritto ad un decreto d'urgenza per poter votare o verrebbe mandato a casa ???
Se un cittadino straniero viene trovato senza permesso di soggiorno viene spedito al suo paese o avrebbe diritto ad un decreto sistematorio ?
Purtroppo gli ultimi eventi confermano che l'Italia è il paese dei soliti furbi , i cittadini onesti subiranno sempre ingiustizie anche da chi dovrebbe tutelarli
Auguri presidente , con questo parlamento lei ne ha davvero bisogno  


STORIE DI STRAORDINARIA FOLLIA COLLETTIVA...

Ciao sono Sebastiano Girelli , e voglio ringraziare tutti quelli che hanno preso a cuore la nostra sciagura in Thailandia riguardo l´arresto e la detenzione per il presunto furto di un cellulare .Vi racconteró tutto ció che abbiamo subito durante i giorni di detenzione ,le pessime condizioni delle prigioni , il pessimo comportamento della polizzia nei confronti dei turisti che vengono arrastati,e soppdrattutto riguardo i molteplici tentativi di estorcere denaro a partire dalle semplici persone tailandesi ai poliziotti agli avvocati e agli improvvisati amici turisti,a discapito degli stranieri nelle nostre condizioni
Ma per tutto ció mi ci vorrá parecchio tempo che non ho perché a giorni dobbiamo ripresentarci in corte per visionare il filmato con cui ci accusano di furto,e siccome ci hanno tenuto in prigione per 3 settimane non sono neancora riuscito a preparare una buona difesa col nostro avvocato  ,
Vi prometto che scriveró appena posso per ora mi limito a raccontarvi il momento in qui ci hanno arrestato.
Parto dal presupposto che eravamo in Thailandia senza soldi perché ci havevano rubato 3000 euro in treno (in India nella tratta Dheli to Varanasi), má visto che avevamo giá il bigletto per la Thailandia e, un amico in Italia che doveva restituirmi dei soldi mi aveva promesso che me li avrebbe mandati a giorni ,siamo giunti in una guest house in Ayutthaya (la exs capitale Thailandese vicino a Bhangkok) dove abbiamo aspettato per quasi un mese che ci arrivassero i soldi.



Il giorno in cui arrivarono buone notizie chiamai un amico “Marck” per portarci a ritirare i soldi alla wensterunion intestati a Noris,cosi andammo io noris e la famiglia di Marck ,la banca si trovava all interno di un centro commerciale e quindi la moglie dell´amico con la bimba andarono a fare delle spese, mentre noi ci dirigevamo a ritirere i soldi .
Giunti alla banca aspettammo il turno per iniziare la procedura ma siccome Noris non si destreggia molto nel compilare le carte in inglese mi sedetti al suo fianco per aiutarlo,Marck stufo di aspettare raggiunse in un secondo momento la famiglia e la commessa della wensterunion ci chiese di scambiare posto con una ragazza thailandese che si trovava ad un altro sportello.cosi facemmo e una volta seduti continuammo a compilare i moduli, la nostra attenzione era diretta sui moduli e non prestammo attenzione agli oggetti sul tavolo,cosi presi il passaporto di Noris e gli dettai il codice , poi lo lanciai sul tavolo senza prestare particolare attenzione a dove fini,presi dalla foga di contare i soldi per andarcene Noris raccattó tutti documenti compreso il passaporto e li mise in tasca,cosi uscimmo per raggiungere  gli altri.
Dacidemmo poi di comperare del pesce per ringraziare tuitti dell aiuto datoci ma fuori dal negozio,ci fermo la stessa ragazza con cui cambiammo posto in banca seguita da altre 4 persone, e inizio ad insultare la moglie (Thailandese ) di Marck,e ad sostenere che noi gli avevamo rubato il cellulare.
In un primo momento pensammo si trattasse di uno scherzo,quindi continuammo le nostre spese,ma dopo pochi minuti un amico di Marck che lavora come aiuto della polizia turistica lo chiamó dicendogli che dovevamo ritornare alla banca perché cerano dei problemi ,cosi io e noris ci dirigemmo di nuovo alla banca ma non cera nessuno anzi era addirittura chiusa.
Ritornó l´idea dallo scherzo quindi tornammo verso il negozio del pescie ma li non cera piú nessuno,andammo quindi verso l´uscita per vedere se Marck ci aspettava li ,ma niente ,Noris decise di fermarsi di fronte all´uscita ed io ritornai al negozio del pesce,ma niente non incontrai nessuno .
Percorsi piu volte il tragitto poi mi fermai con Noris all´uscita ad aspettare. Ad un tratto spuntarono degli agenti della sicuriti e ci dissero di seguirli in banca ,dove una volta giunti incontrammo tutti; Marck la ragazza tailandese che ci aveva accusato di furtoe un casino di persone in divisa compresi il personale della banca ed il capo,poi ci fecero vadere il filmato del momento in cui avvenne il presunto furto del telefono che la donna aveva dimenticato sul tavolo quando si era scambiata di posto con noi .Ma nel video realmente non si vide nessun furto solo una macchia sul tavolo in fronte a noi ,che venne coperta quando io lanciai il passaporto sul tavolo e non riapparve quando Noris prese dinuovo il passaporto per andarcene da li ,questo comunque non interessava  aegenti che ci scortarono nella prigione della polizia locale ,senza nemmeno perquisirci e alla stazione di polizia ci dissero che eravamo stati denunciati dalla donna, e che dovevamo rimanere li in cellain attesa di nuove notizie.
Cosi entrammo nel retro dove si trovavano le celle ,la temperatura era all incirca 40 gradi all interno e non cerano nemmeno i ventilatori ma peggio ancora era il puzzo di piscia che usciva da quelle stanze,perché i bagni erano intasati e tuta l´acqua usciva nella stanza dove giacevano al suolo 10 persone nel tentativo di dormire ,e noi eravamo destinati a fare lo stesso.
Chiaro che non dormimmo e verso le 10 del mattino arrivo un agente che ci diede delle cose da mangiare dicendoci che un nostro amico ce le aveva portate, ma nientaltro riguardo a quanto tempo ancora dovessimo rimanere.Passo un altro giorno senza chiudere occhio inmezzo al piscio e ad svariati animali compresi i topi,e di nuovo alle 10 del mattino l´agente ci consegno del cibo portatoci da amici da fuori,ma nientaltro di nuovo sulla nostra situazzione, poi verso l´1 di notte arrivó un uomo dicendo di essere un avvocato e che se avevamo 200000 bhat potevamo uscire domani ,gli dissi che non li avevo ora má che se potevo chiamare l´italia me li avrebbero mandati,e lui mi diede il telefono con qui provai inutilmente perche non rispose nessuno,quindi disse che sarebbe ritornato domani mattina,e cosi fece verso le dieci un agente ci ammanettó e ci portó al piano disopra dove un polizziotto attendeva per stendere il primo verbale.  L´avvocato non si fece vivo e quindi chiesi al poliziotto e spiegai che cosa mi disse il giorno prima, e la risposta fu : forse non era un avvocato ma qualcuno che voleva estorcerci dei soldi.
Finito il verbale salimmo su un bus con altri detenuti e ci portarono alla prigione di Ayutthaya dove senza poter chiamare nessuno dopo averci privato dei vestiti con tutto il resto e ispezionato ogni parte del nostro corpo compreso linterno del nostro ano ci portarono allínterno e inizió la nostra vera e propria detenzione.


Il fenomeno non solo bresciano di cui vi parlo, è tristemente noto ed è spesso veicolo e concausa dei drammi che l'attualità spesso ci "sbatte in faccia" ogni volta che un essere umano decide volontariamente di sopprimere la propria esistenza, compressa nell'angoscia vissuta tra le mura di una cella, condivisa sino all'inverosimile con altri compagni.
Causa e veicolo del fenomeno che descrivo è dato dalle c.d. carcerazioni-lampo, e dal loro costante incremento.
Il fenomeno è dovuto alla anomala prassi di condurre in carcere, da parte della polizia giudiziaria procedente, persone  in stato di arresto per reati (nella maggioranza  correlati agli aspetti meno significativi della migrazione illegale) di competenza del c.d. Giudice monocratico, ovvero quel giudice che decide singolarmente ed in assenza di una composizione collegiale.

Accade tuttavia che nella stragrande ricorrenza dei casi, il sistema normativo prescriva invece che la persona sottoposta ad arresto non sia condotta in carcere ma venga direttamente presentata in udienza davanti al giudice per la convalida dell'arresto ed il contestuale giudizio, oppure, se non vi sia udienza in corso, rimanga in custodia, fino  all’udienza appositamente fissata dal giudice, presso l’organismo di polizia giudiziaria che ha eseguito l’arresto.

A titolo meramente esemplificativo e con riguardo alla loro elevata incidenza statistica, si possono indicare, come soggette al divieto di conduzione in carcere, sancito in deroga alla generale previsione di cui all’a. 386, 4° cpp, le fattispecie ex artt. 13 co. 13 e 14 co. 5 ter e quater T.U. Migrazione (d.l.vo 286/1998) concernenti il reingresso non autorizzato e la permanenza illegale dello straniero sul territorio dello Stato.


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