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Territorio, ora i Comuni chiedono più cemento

Scritto da Pietro Gorlani on . Posted in basse frequenze - ambiente

Cemento al posto di aree agricole. Tanto cemento. È la richiesta di modifica ai paletti imposti dal Ptcp (piano territoriale di coordinamento provinciale) inoltrata da oltre 20 comuni bresciani alla Provincia, che sta approfondendo le diverse osservazioni giuntegli sul tavolo. Se ne è parlato ieri nella VII commissione (Territorio) del Broletto: ai casi più famosi di Azzano Mella e Leno (dove le amministrazioni chiedono di cancellare 400mila mq a testa per la logistica e il commerciale) si sono aggiunte altre richieste.

Le più esose sono quelle di Ponte Di Legno, di Roccafranca (grosso modo chiedono un raddoppio dell'area urbanizzata) seguite da quelle di Niardo, Cologne, Losine, Vione e Temù (nei boschi e pascoli di questi due comuni si vuole realizzare un mega campo da golf, rompendo la continuità agricola a fondo valle). Insomma, se ad oggi nel Bresciano si cementificano 2 ettari al giorno di territorio (dossier Legambiente 2009) non pare che il futuro riservi un attenzione migliore all'ambiente. È lo stesso architetto Fabio Gavazzi (assessorato Territorio) che sottolinea ai membri della commissione «richieste che andranno valutate con attenzione». Sì, perché nell'infinita tela di Penelope che è il Ptcp provinciale (adottato lo scorso anno e adesso sottoposto all'esamina delle varie osservazioni), il Broletto potrà tamponare (limitatamente alle aree agricole strategiche) l'emorragia di spazi verdi.

I COMUNI PIU' INGORDI. Sarà pur vero che tolta l'Ici e con continui tagli ai trasferimenti statali i comuni hanno come introito certo solo gli oneri di urbanizzazione. Ma nelle richieste di urbanizzazione deve esserci un limite che l'ex onorevole Giulio Arrighini (Lega Padana Lombardia) ieri ha definito «culturale, nel rispetto della propria terra». Quel limite che sembra aver superato Ponte di Legno e Roccafranca (chiesto lo stralcio di quasi tutte le aree agricole strategiche inserite nell'attuale Ptcp), ma anche Niardo (si vuole urbanizzare tutta la piana), Losine (raddoppio delle aree urbanizzate anche in area vitivinicola…) e Cologne. E poi c'è il mega campo da golf tra Vione e Temù. Aggressive le richieste della Valcamonica: pare che i suoi comuni intendano superare la crisi economica gettandosi nella nuova era del mattone facile.

ALTRE RICHIESTE DA ANALIZZARE. Ci sono altri comuni che non vogliono avere carta bianca di urbanizzare nel loro Pgt anche laddove si erano pattuite aree agricole di rispetto: Castrezzato ha chiesto di togliere i vincoli a fianco dell'autodromo di Franciacorta, ma vogliono meno aree agricole anche Artogne e Piancogno (Valcamonica), Marcheno (Valtrompia), Seniga (Bassa estrema), Moniga, Nuvolera e Prevalle.

RIMODULAZIONI NON PENALIZZANTI. I tecnici dell'assessorato al Territorio hanno definito rimodulazioni non penalizzanti le richieste di Capriolo, Angolo Terme (vuole rendere turistiche zone agricole alla Presolana), Darfo Boario, Paitone, Palazzolo, Erbusco, Desenzano. Significa che chiedono di togliere aree agricole strategiche da una parte ma ne individuano altre di pari entità. Unico comune a volere meno cemento è San Felice: ha chiesto di inserire in ambito agricolo un'area già individuata come urbanizzabile.

CASI PARTICOLARI. Lo stralcio di aree agricole non viene chiesto solo per realizzare case, ma anche poli logistici e centri commerciali (Azzano Mella e Leno) ma anche nuove cave (Montirone che vuole togliere i vincoli ai campi verso Ghedi, in vista di un ampliamento dell'ambito estrattivo di cava. Stesso discorso fa Gavardo). Importante precisazione del dirigente del settore tecnico dell'assessorato Territorio (Roberto Chinotti): «Se ad Azzano Mella, che ha approvato il Suap del polo logistico in area agricola strategica l'infrastruttura non viene realizzata entro un anno, il terreno ritorna area agricola strategica».

LE CRITICHE. Sulle richieste dei comuni piovono critiche dagli uomini della maggioranza e opposizione: «Noi siamo per la salvaguardia del territorio – incalza il il leghista camuno Ruggero Marchioni – e in queste richieste c'è una eccessiva domanda di costruire ex novo. Dove è possibile taglieremo. Personalmente incentiverei più la politica delle ristrutturazioni». Chiaro anche Diego Peli (capogruppo Pd): «Deve esserci un netto ridimensionamento delle richieste, anche se si privilegeranno le strutture alberghiere e turistiche, per un logico rilancio economico e lavorativo. Troppi sindaci hanno esagerato scambiando i nuovi Pgt come strumento urbanistico dei prossimi 50 anni. Ricordiamogli che vale 5 anni».

Pietro Gorlani