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Non c'era scampo per il prigioniero. L'unica possibilità era gettarsi nell'Ebro. Un salto di 30 metri per sfuggire al plotone di esecuzione formato dai legionari fascisti italiani, già pronto per la mattanza. Giovanni Cotti tentò la sorte e si buttò nel fiume. Si salvò. Era la primavera del 1938. Ritrovati compagni, in settembre partecipò alla lunga battaglia dell'Ebro, l'ultima a cui presero parte le Brigate Internazionali.

Nato ad Orzinuovi nel 1897, calzolaio, comunista, emigrato in Svizzera nel 1922, Cotti fu uno dei sessanta bresciani che combatterono nella guerra civile in Spagna dalla parte della repubblica. Erano socialisti di varie tendenze, comunisti, anarchici, repubblicani; contadini, operai, minatori, artigiani.

La loro vicenda politica ed umana, le ragioni che li spinsero alla lotta è stata ricostruita in un libro di Roberto Cucchini: «I soldati della buona ventura. Militanti antifascisti bresciani nella guerra civile spagnola» (Gam editore, 742 pagine, 20 euro), sostenuto dallo Spi Cgil e dalla Camera del Lavoro.

«Un libro senza eroi - spiega Cucchini nell'introduzione -, ma non privo di atti eroici». Già, come scrisse il desenzanese Felice Vischioni, socialista, uno dei primi ad accorrere in Spagna nel luglio 1936, «il soldato della buona ventura non è di quelli che godono sparando: è un uomo che fa la guerra solo perché non può permettere che i suoi ideali vengano calpestati».

Il libro verrà presentato venerdì 12 febbraio alle ore 17 nel salone Buozzi della Camera del Lavoro in via Folonari 20 a Brescia. Oltre a Roberto Cucchini, interverrà anche lo storico Gianfranco Porta.

tratto da cgil.it


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