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02 Marzo 2010
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LAVORO
CRISI E OCCUPAZIONE. I dati dell'assessorato provinciale al Lavoro confermano gli effetti della crisi anche a Brescia
Quasi 11 mila «avviati» in meno e 7.732 «cessati» in più del 2008 E gli addetti collocati in mobilità sono saliti da 3.548 a 6.579
Un anno difficile, da «brividi» considerati gli effetti della crisi sulle aziende e sugli addetti. È la sintesi del 2009, nel Bresciano, sul fronte dell'occupazione come emerge dai dati dell'assessorato provinciale al Lavoro. Un quadro «cupo», appesantito da numeri preoccupanti.
IL PRIMO dato che richiama l'attenzione è quello relativo alle persone avviate al lavoro l'anno scorso: complessivamente 111.258 (considerate le varie tipologie di contratto possibile), ma quasi 11 mila (10.649 per l'esattezza) in meno nel confronto con il 2008. Subito dopo a spiccare è il totale delle cessazioni che, nell'esercizio chiuso il 31 dicembre scorso, è stato pari a 121.647, il che significa 7.732 in più rispetto a dodici mesi prima. Di conseguenza il saldo 2009 è risultato in negativo per quasi diecimila unità, mentre l'anno prima - nonostante i primi effetti della difficile congiuntura - era ancora in positivo. Una situazione particolarmente pesante - il trend sembra addirittura peggiorare nei primi due mesi del 2010 - che, in particolare, ha colpito le donne: quasi seimila in più sono rimaste senza un'occupazione da un anno con l'altro. Ma il 2009 è stato caratterizzato anche da un'autentica impennata degli addetti finiti in mobilità: 6.579, cioè quasi il doppio nel raffronto con i 3.548 del 2008.
LA CRISI, oltre a incidere anche sulla durata dei contratti (oltre 58 mila le comunicazioni di avviamento con accordo a termine nel 2009) non ha fatto distinzioni. Ha colpito sia gli italiani, che gli extracomunitari: basta ricordare i quasi 16 mila stranieri che risultano iscritti nei Centri per l'impiego della Provincia sparsi sul territorio. Un'incidenza significativa su un totale di oltre 55 mila (la maggior parte, quasi 30 mila, sono donne), considerati anche i 35.604 inseriti nelle liste per la prima volta l'anno scorso. In questo caso va ricordato che le statistiche comprendono, oltre ai disoccupati, anche gli occupati con formule che prevedono un orario inferiore a un limite minimo settimanale. Un quadro con parecchie nubi, dunque - anche se conferma la dinamicità del mercato del lavoro nel Bresciano - osservato con preoccupazione dall'assessore provinciale alle Attività Produttive e al lavoro, Giorgio Bontempi, che tuttavia vede anche un elemento di forza del territorio. «Nonostante la crisi - sottolinea - Brescia sta resistendo grazie agli imprenditori della piccola e media impresa, impegnati a mantenere l'occupazione nonostante fatturati che, in alcuni casi, sono diminuiti anche del 70%». Dall'assessore anche un appello alle banche: «Dovrebbero facilitare e migliorare l'accesso al credito, per questo mi appello al loro senso civico e sociale».
IL PRIMO dato che richiama l'attenzione è quello relativo alle persone avviate al lavoro l'anno scorso: complessivamente 111.258 (considerate le varie tipologie di contratto possibile), ma quasi 11 mila (10.649 per l'esattezza) in meno nel confronto con il 2008. Subito dopo a spiccare è il totale delle cessazioni che, nell'esercizio chiuso il 31 dicembre scorso, è stato pari a 121.647, il che significa 7.732 in più rispetto a dodici mesi prima. Di conseguenza il saldo 2009 è risultato in negativo per quasi diecimila unità, mentre l'anno prima - nonostante i primi effetti della difficile congiuntura - era ancora in positivo. Una situazione particolarmente pesante - il trend sembra addirittura peggiorare nei primi due mesi del 2010 - che, in particolare, ha colpito le donne: quasi seimila in più sono rimaste senza un'occupazione da un anno con l'altro. Ma il 2009 è stato caratterizzato anche da un'autentica impennata degli addetti finiti in mobilità: 6.579, cioè quasi il doppio nel raffronto con i 3.548 del 2008.
LA CRISI, oltre a incidere anche sulla durata dei contratti (oltre 58 mila le comunicazioni di avviamento con accordo a termine nel 2009) non ha fatto distinzioni. Ha colpito sia gli italiani, che gli extracomunitari: basta ricordare i quasi 16 mila stranieri che risultano iscritti nei Centri per l'impiego della Provincia sparsi sul territorio. Un'incidenza significativa su un totale di oltre 55 mila (la maggior parte, quasi 30 mila, sono donne), considerati anche i 35.604 inseriti nelle liste per la prima volta l'anno scorso. In questo caso va ricordato che le statistiche comprendono, oltre ai disoccupati, anche gli occupati con formule che prevedono un orario inferiore a un limite minimo settimanale. Un quadro con parecchie nubi, dunque - anche se conferma la dinamicità del mercato del lavoro nel Bresciano - osservato con preoccupazione dall'assessore provinciale alle Attività Produttive e al lavoro, Giorgio Bontempi, che tuttavia vede anche un elemento di forza del territorio. «Nonostante la crisi - sottolinea - Brescia sta resistendo grazie agli imprenditori della piccola e media impresa, impegnati a mantenere l'occupazione nonostante fatturati che, in alcuni casi, sono diminuiti anche del 70%». Dall'assessore anche un appello alle banche: «Dovrebbero facilitare e migliorare l'accesso al credito, per questo mi appello al loro senso civico e sociale».




Le ore autorizzate di cassa integrazione aumentano in tutta Italia, ma non a Brescia. Nella nostra provincia, infatti, il mese di novembre si è chiuso con un evidente cambio di passo, almeno per quanto riguarda la cassa ordinaria. Secondo i dati dell'Inps, a novembre, in Italia, la cassa integrazione è aumentata del 5,13% rispetto a ottobre e del 288% su novembre 2008. A Brescia, invece, c'è stato un calo: sono state autorizzate 5,3 milioni di ore, contro i 7,9 milioni di ottobre (-33%).