| 27 Novembre 2009
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LAVORO
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Sono 388 i bresciani che hanno effettuato, negli ultimi mesi, movimenti «anomali» di valuta da e per l'estero, e che hanno ricevuto dall'Agenzia delle entrate una garbata ma minacciosa lettera che ricorda loro che - forse - si trovano nelle condizioni di usufruire dello «scudo fiscale». Ovvero del sistema che consente di riportare in Italia in regime di tassazione vantaggioso (entro il 15 dicembre prossimo) i capitali esportati senza i crismi della legalità .
Ma non basta. Il fisco di casa nostra ha appuntato l'attenzione su tutta l'Anagrafe degli italiani residenti all'estero. In Lombardia ce ne sono 4.243 (rappresentano il 15% dei 29.153 italiani iscritti all'Aire). I bresciani sono 300. Neanche troppi, visto che siamo la seconda provincia più popolosa della regione ma la quinta per numero di iscritti all'Aire: ci precedono naturalmente Milano (1993) ma anche Monza e Brianza (418), Varese (415) e Bergamo 321).
LA SEMPLICE residenza all'estero non è di per sè indice di evasione, naturalmente, ma siccome fra i luoghi di residenza spiccano Paesi considerati paradisi fiscali il sospetto è che ci sia qualche residenza fittizia acquisita solo per eludere o evadere le tasse di casa nostra. I vertici dell'Agenzia delle entrate della Lombardia hanno chiarito ieri che ci sono ragionevoli motivi per ritenere che un 10-20% di queste residenze siano fasulle, cioè registrate solo per sottrarre capitali alla tassazione italiana. Lì si appunterà l'attenzione degli 007 del fisco. Nella hit parade dei paradisi fiscali più amati dai lombardi svettano Monaco (942 residenti), Uruguay (612), Ecuador (477), Emirati Arabi Uniti (437), Costarica (275) e Singapore (274).
La classifica «bresciana» dei paradisi fiscali è leggermente diversa: l'Uruguay (61 residenti) precede Ecuador (54), Monaco (29), Emirati Arabi (28), Costarica (21) e San Marino (14). I controlli sui lombardi dell'Aire devono ancora dispiegare i propri effetti. «Nella lotta ai paradisi fiscali - spiega Mauro Manca, dirigente dell'Agenzia delle entrate - l'Italia si muove lungo le linee guida dell'Ocse. Non ci siamo naturalmente limitati a recepire i dati dell'Aire ma - dopo aver escluso i minorenni e i maggiori di 80 anni nonchè i nati all'estero - li abbiamo confrontati con i registri di stato civile dei 1570 comuni lombardi, con le banche dati delle utenze civili. Abbiamo anche svolto indagini finanziarie e scambiato informazioni con le autorità estere, analizzato i modelli 770 e inviato questionari».
DA QUESTE analisi molto sofisticate si è arrivati a definire un quadro secondo cui «il 10-20% dei soggetti presi in esame manifesta un indice di pericolosità » cioè è a «rischio-evasione». Nella sede della direzione regionale dell'Agenzia delle entrate questi dati vengono squadernati con una certa soddisfazione. Su questo terreno - spiega il direttore regionale Carlo Palumbo - si misurano le nuove strategie adottate nel palazzone di via Manin: «Prima di procedere a controlli individuali si incrociano diverse banche-dati in modo da mirare l'azione di controllo. Così evitiamo di disturbare i cittadini onesti e andiamo a colpo quasi sicuro».
Che i tempi si vadano facendo più complicati per evasori ed elusori fiscali, Palumbo l'ha detto a chiare lettere illustrando la strategia adottata nell'ultimo anno: creazione di 8 direzioni provinciali e istituzione di «uffici direzione controlli» locali; nuovi modelli organizzativi specializzando gli uffici; creazione di nuovi uffici operativi in sede centrale (ufficio grandi contribuenti e ufficio anti-frode); azioni differenziate rispetto alle macro-tipologie di contribuenti. Il risultato è lì da vedere: quasi 2 miliardi di euro incassati («e non semplicemente accertati o messi a ruolo», chiarisce Palumbo) contro gli 800mila dell'anno scorso. Tempi duri, in Lombardia, per gli evasori...
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