Lunedì 17 Ottobre 2011 22:43 | Scritto da La red/azione
C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, nè che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perchè quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si e’ più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente, cioè chiedendoli a chi li aveva in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori, in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo di una sua autonomia.
Bologna 2 agosto 1980. Strage in stazione. Quanti morti? Tanti. I morti in questo caso sono sempre tanti, troppi. Anche quest’anno l’abbiamo ricordato, abbiamo polemizzato duramente, e giustamente, con le assenze del governo. Abbiamo ricordato. Perché noi non dimentichiamo. Ma, basta ricordare, non dimenticare? Non cominciamo forse a confonderci, un anno dopo l’altro, con la sequela delle stragi, da Portella delle Ginestre in poi (o c’era qualcosa prima?), passando per Reggio Emilia, e Avola, e Battipaglia, e Piazza Fontana, e Brescia, e l’Italicus e… Ustica, in che lista la mettiamo???
Venticinque anni fa, il 14 giugno del 1986, moriva Jorge Luis Borges, narratore, poeta, saggista, critico, “grande lettore”, creatore di quella ideale “Biblioteca di Babele” che a lui si deve. Qui non abbiamo gli strumenti necessari per dire di più della sua poetica, del suo simbolismo, della sua visionarietà. Non possiamo che limitarci a quanto Magris ebbe a dire di lui: [in Borges] “si manifesta l'incanto di un attimo in cui le cose sembra stiano per dirci il loro segreto".