Si confonde la contabilità dei morti, si confondono i numeri, i loro nomi, i loro volti vivono solo dentro chi gli era vicino, chi li aveva amati, chi li ha perduti, veramente perduti per sempre. Noi non possiamo fare altro che ricordare, non dimenticare. O almeno dire: noi ricordiamo, noi non dimentichiamo. Ma basta? Basterà? Può bastare? Una volta si cantava di “vittime nostre invendicate”, erano altri tempi, qualcuno si illudeva che la dinamite potesse schiantare con un urlo redentore. La dinamite è poi schiantata, ma senza portare redenzione, semmai un più di catene. Oggi non parliamo più di vendetta, forse tra un po’ riusciremo anche a smettere di dividere i morti in “nostri” e “loro”. Ma quando gli daremo giustizia? Quando, oltre a non dimenticare, pretenderemo giustizia. E verità. Per loro. E per noi.
La Red/azione
AGOSTO
Agosto, Improvviso si sente
un odore di brace.
Qualcosa che brucia nel sangue
e non ti lascia in pace,
un pugno di rabbia che ha il suono tremendo
di un vecchio boato:
qualcosa che crolla, che esplode,
qualcosa che urla.
Un treno è saltato.
Agosto. Che caldo, che fumo,
che odore di brace.
Non ci vuole molto a capire
che è stata una strage,
non ci vuole molto a capire che niente,
niente è cambiato
da quel quarto piano in questura,
da quella finestra.
Un treno è saltato.
Agosto. Si muore di caldo
e di sudore.
Si muore ancora di guerra
non certo d'amore,
si muore di bombe, di muore di stragi
più o meno di stato,
si muore, si crolla, si esplode,
si piange, si urla.
Un treno è saltato.
(Claudio Lolli)
• in realtà la canzone, edita nel 1976, ricordava la strage dell’Italicus, ma ormai per tutti è la canzone del 2 agosto
MCMXCIV perché i vivi non ricordano
(Daniele Sepe)
Non canto per i vivi, non canto per loro
ché di miserie e disgrazie
ne ho viste tante in giro
e questa storia assurda non può tornare indietro
a pezzi li abbiam persi sui monti e nelle valli
nei fiumi e agli angoli agli angoli delle strade
agli angoli degli occhi agli angoli della bocca di
Garcia Lorca, Camilo Torres,
Salvador Allende, Víctor Jara.
Montagne di cenci carne stracci
carta cuori unghie memorie
bruciati in fretta come nella camera
di scoppio di un motore
su una forca o con le fucilate
con la garrota o con la sedia elettrica
i vivi non ricordano lo sguardo
i vivi non ricordano lo sguardo
di Nicola Sacco,
Bartolomeo Vanzetti
Giacomo Matteotti, Giuseppe Pinelli.
E più neri di prima sono ritornati
lo stesso cognome
Mussolini
usano il televisore come un cavallo di Troia
entrano nel futuro dei nostri figli
così come c'entrarono nel '920
per ricordarci che
per ricordarci che
a Brescia, a Ustica, a Bologna
a Marzabotto, sono morti invano
perché i vivi non ricordano.
Si è ammutolito il mio strumento
quando ho capito che il popolo italiano
di mare, cielo e terra
deve saperlo che ci portano la guerra
guarda nei libri devi ricordarlo
ogni quanto tempo in Europa c'è un conflitto
dove madri padri figlie e figli
sono morti da dimenticare perché i vivi non ricordano
perché i vivi non ricordano gli occhi dei
fratelli Cervi, Lauro Farioli,
Marino Serri, Giovanni Ardizzone.
Sole, vento che rincorri i continenti
tu che accarezzi il viso delle genti
raccogline tutta la memoria
e fanne un solco nella terra
perché con il grano e con il pane
cresca anche il ricordo degli occhi
e del cuore di Franco Serantini,
Claudio Miccoli, Sotiris Petrulas,
Giorgiana Masi, Giuseppe Palumbo,
Grigoris Lambrakis, Turiddu Carnevali,
Gaetano Bresci, Franco Serantini, Claudio Miccoli, Sotiris Petrulas, Ernesto "CHE" Guevara, Stephen Biko, Patice Lumumba, Rina Feruglio, Giovanni Passanante, Emiliano Zapata, Pancho Villa, Salvador Allende, Garcia Lorca, Sacco e Vanzetti, Trotski, M. Luther King...
Donna, ogni pietà falsa mi suona
che non si muti nella rossa ira …..
(B. Brecht, abc della guerra)