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10 Marzo 2010
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basse frequenze -
SOCIETA'
Il punto non è «quanto», ma «perché». E la risposta a questa domanda, il più delle volte, manca all'appello. Anzi, ad essere precisi, «c'è solo per il 5% delle cifre sostenute». Con una conferenza stampa il Partito democratico mette al centro del dibattito le spese sostenute dalla Giunta Paroli con le undici carte di credito comunali assegnate a sindaco e assessori.
Il periodo di riferimento va dal luglio 2008 al dicembre 2009, diciotto mesi in cui - stando ai dati forniti al Pd dagli uffici competenti - Paroli e la sua squadra avrebbero speso 49.452,65 euro. Quasi tutti per pranzi e cene di rappresentanza.
«Dalla Loggia risposte evasive»
Tutto nasce da un'istruttoria interna attivata dal «Collegio dei revisori dei conti», cui fanno seguito due interrogazioni presentate dai consiglieri del Pd in Consiglio comunale: la prima, riguardante i costi delle «missioni» (ossia i rimborsi per viaggi e soggiorni programmati e autorizzati dal sindaco), in gennaio; la seconda, per le cosiddette «spese di rappresentanza» (disciplinate da un'apposita delibera di Giunta), in febbraio.
«Di fronte alle nostre richieste - sostengono Emilio Del Bono, Federico Manzoni, Fabio Capra, Luigi Gaffurini, Valter Muchetti, Aldo Rebecchi, Alberto Martinuz, Giorgio De Martin - il sindaco ha risposto in modo evasivo». In particolare nella replica scritta che il primo cittadino ha fornito il 25 febbraio scorso.
Nella stessa si legge: «Il Comune ha stabilito le modalità per l'utilizzo della carta di credito, mentre non si procede ad alcun controllo di merito sulle spese medesime, in quanto si prevede che il titolare sia personalmente responsabile secondo le regole generali».
«Manca la documentazione»
Ma il problema, secondo il Pd, sta proprio nel rispetto del regolamento, lo stesso in cui si prevede che insieme allo scontrino fiscale per ogni operazione sia allegata la «giustificazione della spesa sostenuta». Una giustificazione «presente solo per il 5% dei casi» incalzano i democratici, che aggiungono: «Non solo manca la documentazione, ma in alcune circostanze la carta di credito è stata utilizzata in modo improprio, ossia per le pause dai lavori del Consiglio comunale».
La normativa esclude infatti «l'utilizzo del fondo durante gli appuntamenti amministrativi interni». «Siamo di fronte ad un atteggiamento che non si dimostra coerente né con le disposizioni interne né con quelle della Corte dei conti - puntualizza il capogruppo, Emilio Del Bono - Ora non sta a noi proseguire con ulteriori indagini, sarà la stessa Corte dei conti a fare chiarezza. Intanto, però, attendiamo una risposta chiara dalla Giunta».
Infine, precisa: «Questa non vuol essere una conferenza stampa politica, perché il compito di un'opposizione operosa è anche e soprattutto quello di richiamare ad un utilizzo corretto e rispettoso delle risorse pubbliche. Un bene collettivo che, se e quando utilizzato, deve essere ben giustificato»
Le spese di ogni assessore
Dai dati diffusi durante l'incontro si evince che le maggiori spese per pranzi e cene «di rappresentanza» sono riferite agli assessori alla Mobilità, Nicola Orto, e alla Famiglia, Giorgio Maione: i «tracciati» delle loro carte di credito comunali nei 18 mesi considerati parlano rispettivamente di 8.482,84 euro e 8.793,64 euro. A seguire, il sindaco Paroli (6.865,50 euro) e gli assessori alla Cultura, Andrea Arcai (5.564,81 euro); alla Sicurezza, Fabio Rolfi (4.969,82 euro); all'Urbanistica, Paola Vilardi (4.502,81 euro); al Bilancio, Fausto Di Mezza (3.252,43 euro). Seguono ancor più in basso nella scala dell'utilizzo della loro carta comunale Maurizio Margaroli (2.948 euro); ai Lavori pubblici, Mario Labolani (2.821,50 euro); ai Tempi, Claudia Taurisano (1.251,30 euro).
E in questa classifica c'è anche chi, come l'assessore alla Casa, Massimo Bianchini, non ha mai usato la carta di credito comunale se non per sbaglio. Ma i 22euro - i soli da lui utilizzati in 18 mesi - sono stati restituiti.
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Caro presidente Berlusconi , se cercare la verità, se fare arrestare delinquenti , se beccare i politici corrotti con le mani nel sacco, se voler applicare le leggi per tutti i cittadini , se insomma volere uno stato basato sull'onestà vuol dire essere talebani come lei definisce parte dei giudici , allora in questo caso anche io mi sento TALEBANO e la invito a leggersi bene cosa vuol dire la parola Talebano augurandomi che l'indignazione per le sue parole finalmente venga fuori senza se e senza ma ( le ricorda qualcosa ? )
Sarà uno dei giorni più importanti per i nostri ragazzi, sarà il giorno in cui la curiosità ed il dubbio, ma anche la gioia ed il desiderio, potranno trovare ristoro nella casa del dialogo e della crescita…nella Scuola.