| 16 Marzo 2010
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SOCIETA'
La svolta era attesa da giorni. E ieri, pare, è arrivata. Nelle scorse ore, infatti, la Guardia di finanza - probabilmente sollecitata dalla Procura - avrebbe contattato almeno un rappresentante del Pd in Loggia per chiedere di visionare i documenti alla base dell' affaire carte di credito. Una questione aperta nel dicembre dello scorso anno proprio dal Partito democratico, che aveva attaccato pesantemente la giunta guidata da Adriano Paroli per i 49mila euro spesi in 18 mesi tra pranzi e cene di rappresentanza (più qualche trasferta).
NEL MIRINO di Emilio Del Bono e Fabio Capra, in particolare, erano finiti due assessori - bollati come «spendaccioni» per aver superato gli 8mila euro nel periodo in questione - e diversi scontrini che documentavano cene in ristoranti di lusso della città. Con tanto di brindisi finale a otto euro al bicchiere (pagati, ovviamente, dai contribuenti) e conti pro capite che spesse volte superavano i 60 euro, per arrivare - in un caso - addirittura a 120. Su questi numeri, come riferito in apertura, sarebbe caduta l'attenzione dei militari delle Fiamme gialle, dopo che - nei giorni scorsi - voci interne alla procura avevano parlato di interesse per la questione e per quanto pubblicato dai media sull'argomento.
Insomma: ora la vicenda sembra essere passata dalle pagine dei giornali agli organi preposti, che nelle prossime settimane - dopo aver valutato attentamente il materiale raccolto - decideranno il da farsi. Stabilendo se sussistono elementi per proseguire gli accertamenti o meno (il discrimine tra le due ipotesi è quello se le spese sono state effettuate, in maniera congrua rispetto all'obiettivo e alle procedure di legge, nell'interesse dell'ente o no). Contemporaneamente, perrò, il caso finirà sul tavolo dei magistrati della Corte dei conti. E a spedire le carte - come riferito venerdì da Paroli - non sarà l'opposizione, ma la maggioranza stessa. Lunedì scorso, infatti, il sindaco e la sua giunta hanno deciso di sospendere l'utilizzo delle carte di credito in via cautelativa e di inviare ai giudici le delibere di riferimento, il rendiconto delle spese effettuate e le pezze giustificative presentate dagli assessori, per «fare chiarezza» e verificare la legittimità delle procedure fin qui seguite.
Il punto
Al di là delle questioni tecniche, il nodo della questione è soltanto uno: quello di capire se le spese sono state interamente effettuate nell'interesse dell'ente. Come hanno scritto anche i revisori dei conti nella loro relazione del 5 marzo, infatti, le spese di rappresentanza «devono essere finalizzate ad accrescere il ruolo, il decoro, il prestigio e l'immagine dell'ente verso l'esterno » e per questo «i destinatari delle spese devono ricoprire una posizione altamente rappresentativa e tale da giustificare la necessità e l'opportunità che l'ente abbia con essi una particolare relazione». Paroli, nella conferenza stampa di venerdì, si è detto sicuro del fatto che i suoi assessori abbiano agito in buona fede e che nessuno abbia utilizzato per fini privatistici le risorse dei cittadini. Ma non ha escluso che ci possa essere stata qualche leggerezza.
Il Riepilgo
Nell'arco di 18 mesi gli esponenti della giunta guidata da Adriano Paroli hanno speso circa 49mila euro tra pranzi, cene e trasferte di rappresentanza attraverso le carte di credito assegnate loro dal Comune. Con l'unica eccezione dell'assessore allo Sport, il leghista Massimo Bianchini zero euro dall'elezione. La media pro capite è di 272 euro a testa al mese. Ma in due hanno superato i 450 euro al mese.


















