| 10 Giugno 2010
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basse frequenze -
SOCIETA'

Il governo vuole oscurare la libertà di informare , noi diciamo no
Pubblichiamo volentieri l'appello di articolo 21:
Dopo una serie di ritocchi che non ne modificano la perversa filosofia il provvedimento è giunto a Palazzo Madama blindato. L'ennesimo ricorso al voto di fiducia che esautora il Parlamento dal diritto-dovere di controllare. Del resto, in più di un'occasione, il presidente del Consiglio lo ha giudicato troppo dispersivo, a volte troppo "affollato", a volte addirittura inutile o "pletorico".
Si giustifica la legge con due motivazioni inconstitenti: quel diritto alla privacy che il sottosegretario Santanchè vorrebbe estendere ai mafiosi (quelli con cui l'ex ministro Lunardi voleva convivere) e lo spropositato uso delle intercettazioni rispetto agli altri paesi europei. Ebbene la riservatezza dei cittadini può essere garantita con una semplice clausola che obbliga a stralciare tutto quello che, in una conversazione telefonica, non rientra nell'oggetto delle indagini. Quanto all'uso smodato delle intercettazioni a nessuno viene in mente che forse, il nostro Paese, detiene il triste primato di corrotti e corruttori? Quale altro Paese ha conosciuto stagioni di stragi (impunite) mafiose e terroristiche? In quale altro Parlamento siedono così tanti indagati? In quale altro Stato dell'Unione europea due giovani vengono malmenati fino alla morte perchè poi ci si affretti ad archiviare i tragici episodi?
Mercoledì 16 giugno dalle ore 18, al Circolo di Montecitorio Articolo21 ha deciso di indire un' assemblea straordinaria per discutere modi e tempi di una grande manifestazione nazionale contro i tagli e i bavagli. Contro una legge sulle intercettazioni che vorrebbe impedire ai cittadini di conoscere la verità sui fatti di cronaca che hanno lacerato e insanguinato la convivenza civile. Abbiamo deciso, in quell'occasione, di dare il nostro premio per la libertà di informazione a Ilaria Cucchi e Patrizia Aldrovandi per la loro battaglia alla ricerca della verità. Perchè, come entrambe hanno detto più volte, se questa legge fosse stata in vigore, del fratello Stefano e del figlio Federico non conoscerebbero le ragioni del decesso, le responsabilità di un omicidio.
Vi chiediamo di esserci mercoledì prossimo. Lo chiediamo a tutti coloro che credono nella libertà e nell'indipendenza dell'informazione. A tutti quelli che pensano che la giustizia debba essere eguale per tutti e non diseguale in ragione del potere o dei soldi. Chiediamo di esserci a quanti sono ogni giorno più indignati ma non accettano di rassegnarsi.
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