1. L’intelligenza degli avvenimenti, il carisma della parola, lo stigma dell’inquietudine che si incarna nella severità del patriarca: questa l’ identità che, d’istinto, sento di attribuire a Mino Martinazzoli, identità cui si accompagna – quasi un paradosso per lui che soltanto ultimamente si era appartato – una condizione di solitudine, quella solitudine che lo ha illimpidito per tutta una vita. Quasi un destino iscritto nel suo stesso cognome di origine camuna che, sono parole sue non esenti da una punta di civetteria, si può interpretare come “Martin solo. Era il lanzichenecco perdutosi in val Camonica. Un lanzichenecco solo. Ecco cosa sono”.

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Lunedì 05 Settembre 2011 18:34

Mino se ne è andato.

E' morto domenica nella sua casa di Brescia dopo una lunga malattia.
Quasi ottant'anni, li avrebbe compiuti a novembre, il 30.
Orceano di nascita, patrimonio della storia politica nazionale di professione.
Politico di razza, ma nel senso più nobile del termine.
Quello dell'analisi e della sintesi del Pensiero rivolto alle reali esigenze di una collettività.
Non arido percettore di istanze e teoremi, ma attento e sagace ispiratore del più progressivo, sebbene spesso disilluso, pensiero eticamente sostenibile.
Uomo dello Stato e per lo Stato.
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